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IL TE’: curiosita’ per gli appassionati, tra contrabbando, monaci Zen, ruota delle fragranze ed altro

Quando a meta' Seicento il te' venne reso popolare in Inghilterra dalla regina Caterina di Braganza, consorte portoghese di Re Carlo II, alla Chiesa e ai produttori di birra cominciarono a tremare le vene. La Chiesa era contraria alla diffusione di una bevanda importata da paesi non-cristiani e le due categorie riuscirono a fare imporre tasse altissime di oltre il 100% sulle preziose foglioline che venivano dall'Oriente. Il te' era talmente caro che solo le classi piu' agiate se lo potevano permettere, ma era la padrona di casa che lo aveva in consegna, non la cuoca e nemmeno la governante. I musei e i dipinti dell'epoca sono pieni di esempi di tea caddies, i bellissimi contenitori che venivano gelosamente chiusi a chiave.
Si sa che la regina si rifornisce da Twinings per la sua miscela personalizzata la cui ricetta è custodita sotto chiave e pochi la conoscono. Anche Jane Austen faceva acquisti qui, la ditta in fondo ha sede sulla Strand dal 1706 e il suo logo nero e oro e' il marchio in uso continuo da piu' tempo a livello mondiale. E fu Mr Richard Twining a convincere il Primo Ministro a fine '700 ad abbassare l'imposta sul te' come unico modo per debellare il contrabbando ed aumentare le rendite sul commercio - e così fu. Una volta abbassata l'imposta al 12,5% col Commutation Act del 1784, le vendite salirono alle stelle e l'Inghilterra divento' in brevissimo tempo una nazione dedita al te'.
Una delle navi piu' belle costruite per trasportare il te' dalla Cina la si puo' visitare a Greenwich, si chiama Cutty Sark ed è un meraviglioso veliero varato nel 1869 e restaurato a metà '900 anche grazie all'intervento del Principe Filippo, ex-ufficiale della Royal Navy. Prima che venisse utilizzata altrimenti, Cutty Sark riempiva la stiva di casse di te' e gareggiava con altri velieri per portare a casa il primo raccolto della stagione.
Ma bevendo il te' non si rischia di assumere troppa caffeina? Gli esperti sostengono che la caffeina contenuta nel te' comincia ad avere effetto circa quaranta minuti dall'assunzione, evitando cosi' la 'botta' che si ha con l'espresso. Inoltre la presenza di teanina, contenuta soprattutto nelle varieta' nere e verdi, ha un effetto calmante, migliora l'umore e aiuta la concentrazione. Quando si va in un monastero Buddhista dove i monaci meditano per ore, spesso dietro le quinte qualcuno sta preparando il te', che aiuta a rimanere svegli per meditare senza causare eccitazione.
Come assaggiare il te' in maniera corretta? Importante prima di tutto fare una distinzione nella temperatura dell'acqua a seconda della varieta' di te', in generale non deve mai essere bollente, soprattutto per le varieta' verdi e bianche. Anche il periodo di infusione varia a seconda del tipo di te'. Si guarda poi l'infuso sotto una lampada forte per osservare le linee che si formano in superficie e che segnalano i vari olî presenti che danno aroma all'infuso. (Quindi se avete del te' in dispensa da anni e volete sapere se e' ancora buono, provate a metterlo in infusione ed osservatelo: se vedete le linee, allora vuol dire che questi olî sono ancora presenti e l'aroma si e' preservato). Poi si annusa facendo riferimento alla speciale ruota delle fragranze e alla fine si assaggia, usando un cucchiaio e bevendo nel modo piu' rumoroso possibile, si deve proprio esagerare.
Insomma il te' continua ad imperare nelle case britanniche, nonostante l'avvento delle varie catene che offrono latte, flat white, espresso, americano, macchiato, cappuccino, frappuccino in mille varianti. Nei film americani i protagonisti allungano spesso il braccio per versare un cocktail o un whisky, in quelli inglesi si allunga il braccio per una tazza di te'. E autori come Oscar Wilde, Henry James, Jane Austen, Charles Dickens ed Elizabeth Gaskell, senza dimenticare il famoso tea party del Cappellaio Matto, hanno tutti incluso il rito del te' nei loro romanzi, si trova una citazione della varieta' Earl Grey persino nel Codice da Vinci, mentre George Orwell, sopraffatto dalle controversie causate dall'etichetta, ha scritto un articolo pubblicato nel 1946 e intitolato A Nice Cup of Tea in cui enuncia i requisiti che lui considera essenziali per preparare la tazza di te' perfetta. Io non sono d'accordo su vari punti e questo sta a dimostrare come ancora oggi questo infuso piu' o meno dorato accenda le passioni.


 

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