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FRANKENSTEIN, IL LAGO SVIZZERO E IL VULCANO INDONESIANO

La storia di Frankenstein è nata sulle rive del lago di Ginevra, nel 1816, e in parte è legata alla terribile eruzione del vulcano Tambora. Nell'aprile del 1815 il vulcano indonesiano sconvolse il mondo intero, con un'eruzione che uccise oltre 70.000 persone e la cui esplosione fu avvertita a circa 2.000 chilometri di distanza. La massa enorme di detriti lanciata in cielo causò un inverno vulcanico che durò per tutto il 1816. Qui in Europa non si ebbero raccolti, il bestiame morì e la gente fece la fame.
E qui entra in gioco Mary Godwin, amante e poi moglie del poeta Percy Bysshe Shelley. Nella primavera del 1816 l'altro grande poeta romantico, Lord Byron, lascia Londra e si trasferisce sulle rive del lago di Ginevra, dove affitta la bella Villa Diodati. Viene raggiunto in estate da Shelley, la sua amante Mary Godwin e la sorellastra di lei, Claire Claremont, che aveva avuto una breve relazione con Byron a Londra e aveva convinto Shelley a seguirlo in Svizzera – lo stalking esisteva anche allora. Ai quattro si aggiunge anche John William Polidori, medico personale di Byron.
Adesso entra in gioco il tempo, perché piove molto, ci sono tuoni e fulmini. Il tempo era orribile in tutto l'emisfero nord a causa degli effetti dell'eruzione del 1815 – non c'è il sole, non ci sono raccolti, la gente è sotto stress. I cinque si chiudono in casa e per passare il tempo si raccontano storie di fantasmi. Sono tutti molto bravi ma Mary all'inizio non riesce a farsi venire in mente niente. Poi una notte ha un incubo e la visione del momento in cui il suo mostro viene creato. E il mattino dopo può annunciare a tutti di avere finalmente una storia.
Nasce così il Dottor Frankenstein, e la storia è legata ai soggetti trattati da Mary e i suoi amici in quelle sere fredde di un'estate senza sole. Parlavano di galvanismo, la teoria dello scienziato italiano secondo la quale il cervello produce elettricità che viene trasmessa attraverso i nervi ai muscoli. Parlavano degli studi di anatomia, in un'epoca in cui c'era molta richiesta di cadaveri e poca 'offerta'. Le scuole di anatomia dissezionavano i cadaveri dei criminali condannati a morte, ma pagavano anche i becchini perché fornissero loro cadaveri 'freschi' quando non c'erano abbastanza condannati a morte. Gli amici avevano anche tutti studiato il mito di Prometeo, il dio greco che aveva creato la razza umana dall'argilla e poi l'aveva data alle fiamme, irritando gli altri dei che lo avevano condannato ad essere legato a una roccia per l'eternità, mentre le aquile gli divorano il fegato giorno dopo giorno dopo giorno…
Mary Godwin aveva così ideato la storia del Dottor Frankenstein che crea un nuovo uomo dai resti delle tombe saccheggiate e gli dà vita attraverso l'elettricità. Enorme e dagli occhi gialli, questa sua creatura è imperfetta e distruttrice e alla fine distrugge anche il proprio creatore.
Mary pubblicò il suo romanzo in forma anonima nel 1818, all'età di soli 20 anni. Il suo nome apparve nella seconda edizione, pubblicata in Francia nel 1823. Il manoscritto originale di Frankenstein è conservato alla Bodleian Library di Oxford.


 

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