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Gli stratagemmi fai-da-te delle spie

Gli stratagemmi delle spie affascinano da sempre: la macchina Enigma dei tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, la crittografia nelle lettere utilizzando cifre, codici, rebus e inchiostro simpatico, i vari gadgets dell'agente 007. Quando si pensa alle spie, si pensa subito alla guerra fredda, o a personaggi letterari come James Bond, o ai protagonisti dei romanzi di John le Carré, o a Walsingham, capo dei servizi segreti di Elisabetta I. Ma a parte Mata Hari, non sono molte le spie-donna che vengono alla mente. Invece ce ne sono state tante, anche nel passato, e venivano da ogni estrazione sociale: nobildonne, infermiere, negozianti e persino suore. Nel '600, Elisabetta Stuart, regina di Boemia, usava due tipi di missive: quelle normali, che trattavano di argomenti mondani, e quelle redatte usando codici cifrati. Sempre nel '600, re Carlo II d'Inghilterra impiegò come spia in Olanda una sconosciuta, poi diventata una famosa poetessa e scrittrice. Era Aphra Behn, che usò il nome di Astrea o Agente 160, e che non essendo stata retribuita a tempo debito dal sovrano, fu incarcerata per debiti. La Behn è oggi ricordata a Westminster Abbey, dove è sepolta, ed è stata una figura monumentale per l'emancipazione delle donne, tanto è vero che Virginia Woolf scrisse di lei che tutte le donne dovrebbero lasciare dei fiori sulla sua tomba, perché fu Aphra Behn a battersi per il diritto delle donne di esprimere le proprie idee. Elisabetta Stuart e Aphra Behn sono due delle tante figure intriganti di cui parlo durante la visita alla National Portrait Gallery, un vero scrigno di personaggi dalle storie affascinanti. Torniamo alle spie. Nel '600, non essendo le donne considerate politicamente attive, riuscivano a raccogliere informazioni riservate senza dare nell'occhio, ed avevano ideato una serie di ingegnosi stratagemmi per diffondere questi segreti. Tra le altre cose, usavano uova e carciofi. Chi andrebbe mai a controllare una cesta di uova in mano a una donna che va o torna dal mercato? Ma nelle uova erano nascosti bigliettini, e se non ci credete, provate anche voi. Lasciando un uovo a bagno in un bicchiere di aceto bianco per alcune ore, il guscio si ammorbidisce, e si può poi incidere con un coltellino affilatissimo, per infilare attraverso il taglietto un bigliettino ripiegato su sè stesso. Per indurire di nuovo il guscio, mettete l'uovo in un bicchiere di acqua fredda per 24 ore, e il gioco è fatto. Dai carciofi invece si ricava un inchiostro simpatico che messo al calore della fiamma di una candela rivela il messaggio segreto. Basta fare una poltiglia con la polpa bianca e il succo alla base delle foglie del carciofo, utilizzarla come inchiostro con un pennino, lasciarla asciugare e voilà!



 

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