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Non solo Ascot – i cappelli e gli inglesi

Se siete in giro per l'Inghilterra il sabato, vi puo' capitare di imbattervi in un matrimonio e nell'immancabile parata di cappellini. Gli inglesi adorano i cappelli, nella vita reale e in quella di fantasia: dai personaggi di Dickens a Sherlock Holmes, dalla regina a Churchill, al protagonista dei fumetti di Andy Capp, la lista è infinita. Per tradizione, ogni inglese è consapevole della classe sociale a cui appartiene e 'resta al suo posto.' Anche i cappelli marcano questa divisione a livello sociale, se è vero che il berretto floscio risale al medioevo e sotto i Tudor dovevano indossarlo nei giorni di festa, pena una multa, tutti i maschi dai sei anni in su, eccezion fatta per i membri dell'aristocrazia. Da allora la berretta simboleggia l'appartenenza alla classe lavoratrice. Cappello inglese per eccellenza, è la bombetta, associata spesso a Charlie Chaplin. Fu inventata a metà dell'800 da Thomas e William Bowler, per conto del prestigioso negozio di Lock & Co. Ne aveva fatto richiesta un certo signor Coke per i suoi guardiacaccia, che andando a cavallo per la tenuta, urtavano spesso la testa contro i rami bassi degli alberi. Così i Bowler (e Bowler hat è il nome inglese della bombetta) crearono un cappello arrotondato, molto resistente e fasciante. Se volete acquistare una bombetta da Lock & Co, però, chiedete di un coke, perché questo è il nome originale del cappello. Un anacronismo di stile si ritrova invece nella rappresentazione di Sherlock Holmes con l'immancabile deerstalker. Questo berretto, mai menzionato nei suoi romanzi da Conan Doyle, fu introdotto da Sydney Paget nelle illustrazioni del famoso detective. In realtà lo deerstalker era un berretto usato dai gentiluomini vittoriani nelle loro tenute di campagna, e mai si sarebbero sognati di indossarlo in città. Le illustrazioni però piacquero molto e da allora Sherlock lo si vede sempre con quel cappello da campagna anche per le vie di Londra. Dopo i rigori dell'epoca vittoriana, con l'ascesa al trono del gaudente Edoardo VII anche la moda dei cappelli tende all'esagerazione, con fiori, uccelli, pizzi, nastri, fiocchi e frutta artificiale, il tutto tenuto assieme da lunghi spilloni che servivano anche da deterrente contro i malintenzionati. Il periodo prima della Grande Guerra fu segnato dalle lotte per il diritto al voto delle Suffragette che, anche durante i tafferugli con la polizia, erano sempre dotate di cappello, piccolo o grande a seconda della rispettiva classe sociale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, con gli uomini al fronte e le donne in fabbrica, scoppiò la moda dei foulards a turbante, e all'Imperial War Museum di Londra c'è una serie di foulards patriottici che oltre a proteggere le chiome delle operaie dagli ingranaggi dei macchinari, lanciavano anche messaggi di propaganda. Dopo un periodo di declino, il cappello è di nuovo di gran moda grazie al matrimonio reale, nel 2011, tra il Principe William e Catherine Middleton, che ha coinciso con il trecentesimo anniversario del concorso ippico di Ascot, la quintessenza dell'eccentricità in fatto di cappelli. Ogni anno c'è grande attesa per la sfilata di modelli incredibili, che vanno dal ridicolo al sofisticato. Al Royal Ascot il cappello è di rigore, e per chi non ha provveduto in tempo o si presenta con un fascinator (che non è più permesso), c'è un servizio di noleggio. Oggi, accanto ai grandi maestri della modisteria tradizionale, che ringraziano la Duchessa di Cambridge per aver infuso nuova linfa alla passione degli inglesi per i cappelli, c'è una schiera di giovani designers come Fred Butler, Noel Stewart, Piers Atkinson, che creano modelli unici per Lady Gaga, Björk, Kate Moss e Keira Knightley, e sembra proprio che quest'arte sia più viva che mai.


 

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